Giba Press

Posted On 19 gennaio 2011 By In Basket, News And 1638 Views

Un Articolo su Giba Press

Un viaggio, dentro e fuori di sè, per scoprire ed incontrare l’altro, per esportare l’essenza più nobile del basket, che è gioco, ma anche la possibilità di fare del bene. Shisong, nella regione di Kumbo, nel nord ovest del Camerun. E’ là che, quattro anni fa, tutto è cominciato. Perchè certe esperienze restano dentro per sempre.“La prima volta che entrai in contatto con quelle realtà racconta il presidente, fu insieme ad un amico cardiochirurgo pediatrico, che mi invitò a scoprire il mondo dell’Africa attraverso l’associazione dei bambini cardiopatici nel mondo.

Fu un’esperienza forte, che non dimenticai più. Tornato a casa domandai al mio amico: ho visto cosa fai per i bambini malati. Cosa si potrebbe fare per quelli sani? Decisi di provare a dare una coscienza diversa a quei ragazzini, che, fondamentalmente, non conoscevano il gioco del basket e che giocavano da soli, con giochi costruiti da loro, vicino alla capanna o alla casupola di mattoni di fango che la loro famiglia aveva costruito. Alla mattina i genitori uscivano a lavorare nei campi, per fare ritorno alla sera. Durante la giornata i bambini restavano lì, a far passare il tempo, da soli. Sentivo di dover fare qualcosa, di poter fare qualcosa”.

Un desiderio di riscatto per i bambini più bisognosi che, in un primo tempo, partorì l’associazione onlus Sport in progress – Orizzonti Sportivi, producendo, in seconda battuta, i suoi primi effetti positivi. Un canestro tira l’altro “Iniziammo a costruire un campo in cemento con i canestri ed i tabelloni a Shisong e l’iniziativa ebbe un successo tale che, ben presto, replicammo l’idea in altre tre villaggi della regione, scegliendo luoghi che, dal punto di vista loggistico, avrebbero potuto servire il maggior numero di persone possibile”. In un mondo così lontano dal nostro.

“Il campo più lontano da Shisong – è a circa un’ora e mezza di macchina, praticamente lo stesso che i ragazzi ci mettono a piedi tagliando per la foresta”. Tutti ansiosi di poter sperimentare quel nuovo modo di stare insieme. “Molti di loro non avevano mai visto un pallone da basket. Si costruivano con degli stracci quello da calcio, ma non avevano mai avuto tra le mani una palla che rimbalzasse per terra e che si dovesse poi tirare in un canestro”. Guardando sempre più in alto, come l’assocazione Sport in progress, che, da allora, ha continuato a costruire altri campi, un quinto a Bamenda, a 120 km da Shisong, in un carcere che ospita insieme uomini, donne e bambini, ed un sesto all’estremo nord del paese, vicino al lago Chad, a Zouzoui. “E’ nella savana immerso nella natura.

Ci sono le capanne fatte con mattoni di fango. E’ un posto meraviglioso con gente meravigliosa”. Progetto strutturato Che grazie all’associazione Sport in progress – Orizzonti sportivi sta sperimentando una nuova fase della propria vita. “Il nostro progetto parte dalla formazione degli allenatori e dalla costruzione del campo, e prosegue con il reperimento di tutto quello che serve per fare gli allenamenti. La nostra associazione elargisce agli allenatori, che sono camerunensi, uno stipendo di insegnante di scuola, e loro fanno attività nelle scuole al mattino e quella che potremmo chiamare “scuola basket” al pomeriggio. Abbiamo poi formato delle commissioni sportive e la nostra “banca” sono un religioso o una missione, che ci aiutano a reggere le fila di tutta l’organizzazione”.

Che non è sfuggita all’Università di Modena. “Siamo diventati onlus su loro richiesta specifica e la scorsa estate Paolo Lucattini, specialista nel rapporto tra sport e disabilità, ha chiuso un master sulla cooperazione internazionale operando con noi attraverso un lavoro sportivo e sul basket con bambini ciechi, sordi e con problemi neurologici nella zona di Zouzoui”. Grazie ragazzi Un lavoro di muscoli, mente e cuore che, nel tempo, è maturato, portando grandi frutti. “Il nostro primo campo di Shisong oggi è diventato una polisportiva in cui si gioca anche a calcio e a pallavolo ed in cui si allenano i maratoneti. Per questo, con la nostra missione partita a novembre, si è aggregato alla spedizione anche il grande allenatore di pallavolo Franco Bertoli

Che insieme a Renato Borocci hanno dato il loro contributo ad un’iniziativa che ha radici importanti. “Il nostro motto è preso dall’articolo 31/34 delle Nazioni Unite per i diritti dell’infanzia, in base al quale ogni bambino ha diritto a poter giocare”. Scatenando un mix di emozioni assolutamente speciale. “Ci sono bambini che giocano scalzi sul cemento e ragazzi che schiacciano, come se volassero. Un giorno, uno che avrà avuto 15 anni, guardò la figura stilizzata di Jordan che schiacciava nel logo delle scarpe Nike. “Te lo rifaccio uguale”, disse. Pensai che fosse impossibile. Lui prese la palla e mi lasciò a bocca aperta (vedi foto).

In quei ragazzi c’è qualcosa di speciale. Quando regali loro una maglietta, la baciano, come se avessero ricevuto un dono incommensurabile. Non hanno niente, ma vogliono sdebitarsi e così la mattina dopo ti portano arachidi e patate, tutto ciò che hanno. Loro ci sono grati, ma ogni volta che torniamo a casa riceviamo molto più noi di quanto possiamo dare a loro”. Un messaggio forte, che ha coinvolto anche alcuni cestisti come Luca Vitali, che ha dedicato uno spazio all’iniziativa sul suo sito web, e Nicolò Melli, che si è impegnato a regalare delle scarpe e che ora si è messo in contatto con qualche ditta di cui è testimonial per reperire materiale per quest’iniziativa che, ultimamente, si è allargata fino a comprendere anche progetti scolastici.Ricordando che la persona viene prima di tutto. “Vivono in condizioni di povertà estrema ma sono sempre sorridenti e felici, perchè i valori umani sono al centro della vita di ognuno”.

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